Aphelion di Kristle Reed Edizioni Ilmiolibro

New York, 1905. Dreamland è un gigantesco parco dei divertimenti che sorge a Coney Island. Tra le varie attrazioni, il parco ospita un Freak Show dove si esibiscono mostruosi fenomeni da baraccone, tenuti in gabbia. In una di queste gabbie c’è il vampiro Goran. Mostra i denti, agita il mantello e fa del suo meglio per spaventare gli spettatori. Ad assistere alla sua esibizione ci sono Emil e Ailis, due giovani vampiri. Quando la bella Ailis decide di liberare il prigioniero, scopre che Goran è un uomo affetto da un lieve ritardo mentale e che non sa nemmeno di essere un vampiro. È semplicemente una creatura sfortunata che ha imparato a recitare una parte, senza sapere perché. Commossa dall’animo gentile di Goran, Ailis decide comunque di aiutarlo. Decisione che, come prevedibile, darà il via a una serie di problemi e difficoltà che avranno il duplice effetto di stravolgere e arricchire l’immortale esistenza di entrambi. Un romanzo in cui la vera protagonista è la notte. Una favola gotica in una New York d’altri tempi.

“Aphelion di Kristle Reed è la storia di tre vampiri nella New York del 1905. Ailiis ed Emil, dopo aver scoperto che un loro simile, di nome Goran, proveniente dalla Romania, è stato catturato dal proprietario di un circo e viene usato come attrazione per incuriosire e colpire l’immaginazione degli spettatori, decidono di liberarlo.
Prima di raccontare quali conseguenze porterà questo gesto, l’autrice descrive in modo realistico e abbastanza crudo la condizione degli immigrati che all’arrivo negli Stati Uniti vengono controllati per verificare che non abbiano malattie e in caso contrario rispediti al proprio paese e che, dopo essere stati schedati e visitati, si trovano spesso spaesati e in difficoltà in una realtà che non conoscono e in cui pochi sono disposti ad aiutarli.
Emil sceglie le proprie vittime proprio tra gli immigrati in difficoltà ed è così che ha conosciuto Ailiis proveniente dall’Irlanda e l’ha trasformata in un vampiro, donandole l’immortalità, ma costringendola anche ad un’esistenza a metà, né completamente viva né definitivamente morta. Il padrone del circo non si rassegna, però, a perdere la sua attrazione principale e manda diverse persone a cercarlo, senza ottenere inizialmente alcun risultato, finché il fragile equilibrio che univa i tre si spezza e Goran viene ripreso e riportato al circo.
Non rivelo il finale per non rovinare la sorpresa ai lettori, ma anche per chi come me non ama particolarmente i vampiri troverà senza dubbio il libro avvincente e ben scritto. L’autrice sa entrare, infatti, nei pensieri dei personaggi e sa dosare bene descrizioni e dialoghi.”

Per comprare il libro:

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=236113

Per conoscere le opinioni di chi l’ha già letto:

http://www.anobii.com/books/Aphelion/01122c4318fb143854/#

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Published in: on 20 dicembre 2009 at 11:24  Comments (1)  

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  1. Eeehhh! Qui andiamo pesanti, o meglio… qui siamo a livelli che vanno oltre! Aphelion credo sia uno dei libri più belli in assoluto che io abbia letto (quale amante del horror). La Reed io la chiamo Queen, la risposta italiana a S. King. Senza dubbio in questo romanzo c’è un rosa sfumato che tende al fucsia violento, lo struggimento è intenso e toccante, la pietà è qualcosa che buca il cuore. Meritatissimo un posto in questo blog per la Reed che non smetterò mai di consigliare. A suo tempo la commentai, ecco qui:

    PIETA’ PER I VINTI
    Mozzafiato. Se questi sono gli scrittori ‘sconosciuti, quelli che nessuno vuole pubblicare, quelli che qualcuno critica con battute sarcastiche che potrebbero tenersi per sè… ebbene, ribadisco la mia intenzione a conoscere questi sconosciuti. L’autrice non ama parlare di sè (viene dichiarato da lei stessa) ed io le dico: FAI MALE, MOLTO MALE. Ma sono scelte personali e le rispetto. Voglio prima sottolineare il lato negativo del romanzo, se tale si può definire: troppo descrittivo nei luoghi, chi non conosce quel pezzo d’America rischia di annoiarsi un po’, ma parlo delle descrizioni prettamente topografiche, perchè quelle relative all’ambientazione sono magistrali. Le parole del romanzo trascinano a forza nella miseria e nella nefandezza del sogno infranto. Ma i lati positivi sono assoluti. Mi salta all’occhio la capacità metaforica della scrittrice, i paragoni sono sublimi, gli aggettivi usati e incastrati tra loro hanno del magico, una mente che partorisce immagini che sembrano foto o forse, più che foto, quelle splendide ilustrazioni fantasy che internet ci offre in abbondanza. Emerge in un’ennesima metafora inespressa il mondo com’è e come sarà, l’intolleranza e la disperazione sono fili conduttori che scuotono di brutto ed i personaggi sono intrisi di quella pietà che, come detto nel titolo di questo mio commento, meritano paradossalemente quella stessa pietà e pietà incutono sino alla fine. Il finale è… a sorpresa, può deludere come può entusiasmare ma strappa un sospiro, lacera la coscienza. Il tifo che assurdamente si fa per i vampiri non ha niente a che fare con quello che ci ha insegnato la Meyer, no… il tifo che ci si ritrova a fare è una richiesta pazza di giustizia in una condizione ingiusta.
    Infine, due le cose che ho colto: la prima riguarda la copertina che detta la trama come mai nessuna copertina; la seconda mi dice che l’autrice si è fortemente documentata sulle leggende slave riguardanti i vampiri, posso dirlo con certezza perchè anch’io ne sono a conoscenza ed oserei individuare persino il testo da lei ‘studiato’.
    Consigliato? Certamente, ma solo a chi ama l’horror e non si turba più di tanto davanti al sangue che qui, per forza di cose, è piuttosto abbondante.


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