READING MUSICALE DI “LE DUE VITE DI ELSA” DI Rita Charbonnier

LE DUE VITE DI ELSA
Rita Charbonnier
Piemme
17,50 euro
10 MAGGIO 2011

Elsa non si è mai sentita parte della propria famiglia. Forse perché è una ragazza difficile, fragile; almeno questo è ciò che le hanno sempre detto. Troppo timida e debole di nervi rispetto a loro, gli eredi risoluti e arroganti di una delle famiglie più in vista della Roma fascista.
Fino ai vent’anni Elsa ha seguito docilmente il volere del padre e della zia, anche quando si trattava di esporsi alla derisione e allo scherno, salendo sul palco di un teatro per interpretare il ruolo di Anita Garibaldi in un’orribile pièce voluta dal regime. Non ha mai desiderato fare l’attrice, essere al centro dell’attenzione la terrorizza, ma si è dovuta piegare a un’idea del padre, che vede nella recitazione un modo per risolvere il suo “piccolo difetto di pronuncia”. Tuttavia, proprio grazie al teatro e, soprattutto, al personaggio di Anita, Elsa scopre una se stessa che non pensava esistesse. L’incontro con quella donna impavida, forte, bella, la cambia nel profondo. Anita è tutto ciò che lei non è mai stata, ma Elsa sente che tra loro c’è un legame. Ogni notte, la timida Elsa abbandona le proprie insicurezze per diventare l’eroina dei due mondi. Grazie a quei sogni si trasforma e comincia a fare cose che non aveva mai fatto prima: fugge di casa, cammina scalza per le strade di Roma e grida tutto il dolore che ha racchiuso in sé per troppo tempo. Per la sua famiglia, però, questo non è accettabile. La ragazza deve essere allontanata, perché le sue non sono più stramberie, è pazza, e potrebbe rovinarli.
Nell’ospedale svizzero in cui viene rinchiusa, Elsa scopre le sbarre, il torpore dei medicinali e l’assenza di libertà, ma riesce anche a individuare, grazie all’aiuto di un giovane medico, il segreto familiare che è alla base della propria sofferenza. Attraverso la terapia si libererà dall’oppressione, troverà se stessa e forse anche quell’amore che da sempre le è stato negato.

MIA RECENSIONE PUBBLICATA SU BOOKPREVIEW:

Ci vuole coraggio a scrivere un romanzo tanto profondo, una narrazione che scava nell’animo umano senza riserve e ne mette in luce le debolezze per poter trarne la giusta forza di abbatterle o accettarle così come sono. Elsa non si sente amata, non capisce quale sia il suo ruolo in una famiglia in cui manca la figura materna e il padre, Giacinto, sembra non avere carattere per proteggerla. Subirà le angherie della zia Olga, donna ricca e legata all’apparenza, che la renderanno una ragazza goffa e balbuziente, una farfalla incapace di spiccare il volo. Le impedirà persino il teatro, il suo unico amore, proprio come Ginevra, la madre morta prematuramente durante la prima guerra mondiale. La rappresentazione scenica la avvicina a un personaggio storico importante come Anita Garibaldi e inizierà ad avere delle visioni, convincendosi di essere la reincarnazione di una donna tanto forte quanto l’uomo che ha unito l’Italia. “Perché non sono più Elsa. Via tutto: sono un’altra”. Iniziano così le crisi isteriche che la condurranno, per scelta della stessa zia, in un manicomio svizzero, dove incontrerà un giovane studioso di nome Giuseppe, identico al Garibaldi che lei sogna ogni notte. Tra pillole e iniezioni comincerà a collaborare con i medici, rivelando il segreto che ne ha decretato il suo sconvolgimento psicologico. Alla partenza improvvisa di Giuseppe si sentirà abbandonata, ma grazie al dottor Vitali avrà la forza di accettarsi e di uccidere le sue paure. Il finale è davvero unico nel suo genere, in parte teatrale, in parte inatteso. Ogni personaggio trova il suo compimento accettando l’altro per quello che veramente è. Rita Charbonnier riesce a farci entrare nei pensieri di Elsa a tal punto da chiederci se non siano gli altri “gli squilibrati”, descrive in modo sublime il lento processo di presa di coscienza del proprio essere della protagonista e ci introduce in un periodo storico difficile, come quello dell’inizio del fascismo. “A un tratto ho capito una cosa. Lasciar fluire pensieri, sogni, fantasticherie senza troppo spaventarsene può far capire che abbiano in noi la potenzialità di moltissimi esseri viventi, e che nulla di umano ci è estraneo”. Un linguaggio scelto, ma semplice al temo stesso, che si sposa a perfezione con il tempo storico in cui si svolge l’azione. Un romanzo che ci spinge a farci molte domande…. Complimenti all’autrice per il grande coraggio e per le innate capacità letterarie!

LINK: http://blog.libero.it/Bookpreview/10373690.html

E ANCHE SUL BLOG DELL’AUTRICE:

http://www.ritacharbonnier.com/parola-di-blogger

SAMANTA

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Published in: on 3 luglio 2011 at 21:09  Lascia un commento  

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